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Testimonianza del Pastore

Mi chiamo Marco Bacchiocchi, e sono il pastore di una piccola comunità di campagna che si occupa prevalentemente di aiutare i giovani emarginati a ritrovare uno scopo chiaro per vivere.

Mia madre aveva quaranta anni quando nacqui, ultimo di cinque figli sono cresciuto in un ambiente evangelico.

Il motto di mio padre era il verso dei proverbi: "chi risparmia la verga odia suo figlio" ho quindi ricevuto un’educazione piuttosto restrittiva.

All’età di dieci anni mio padre ritenendo che ero ormai grande per stare alla scuola biblica dei bambini mi inserì con gli adulti.

A quattordici anni mi battezzai più che per una scelta sincera, per far si che gli studi biblici che mi venivano impartiti da una sorella terminassero, evidentemente non mi erano stati presentati nella maniera giusta.Il mio rapporto con Dio non era certo dei migliori visto che la sua immagine riflessa mi sembrava quella di un padre padrone pronto a dire: "questo non si può fare!"

Da quando avevo tredici anni, nelle vacanze, mio padre mi portava a lavorare con se; per cui desideravo che la vita scolastica ricominciava al più presto.

Per me Natale, Pasqua, Ferragosto, vacanze estive significavano "lavorare duro".

Mi scontravo con una mentalità molto diversa da quella dei miei compagni.

Scappai due volte da casa cercando di forzare mio padre a lasciarmi più libertà, ma l’unica cosa che riuscii ad ottenere fu quella di vedere la sofferenza di mia madre.

Verso i diciotto anni l’unico desiderio che avevo era quello di divertirmi, pensavo che fare la volontà di Dio era troppo difficile, e dal momento che il paradiso, pensavo, era ormai compromesso tanto valeva darsi ai piaceri che la vita poteva offrirmi.

 

In quel periodo conobbi Fabiana, mia moglie, lei veniva da un mondo completamente diverso e chiaramente era molto diversa da me, era dolcissima, e mi manifestava quell’affetto che la severità della mia famiglia nascondeva.

Con lei trascorsi momenti stupendi, io frequentavo il liceo scientifico ad Ostia, nello stesso stabile c’era l’istituto di ragioneria dove andava Fabiana, ci si vedeva sia all’entrata che all’uscita della scuola.

Conseguito il diploma di Maturità Scientifica partii per il servizio militare dove trascorsi tredici mesi prima a Napoli poi a Trieste; ero capace di venire a Roma da Trieste in autostop con sole 40 ore di permesso pur di trascorrere qualche ora con la mia fidanzata.

Terminato il militare Fabiana rimase incinta, decidemmo di comune accordo di sposarci anche se eravamo senza casa e senza lavoro.

Mi resi conto subito dopo che mia moglie, allora diciottenne, era ancora una bambina anche se quando eravamo fidanzati si dava le arie da donna adulta; la prima notte di nozze pianse per la mancanza dei suoi genitori.

Mi rimboccai le maniche subito, senza aver avuto l’opportunità di fare la luna di miele, qualsiasi lavoro andava bene, mi adattai a fare il meccanico, il carrozziere, il manovale qualsiasi cosa potesse essere utile per portare soldi alla mia famiglia.

A ventidue anni io e mia moglie diciotto; nacque Eva, la mia primogenita, mi iscrissi all’ufficio di collocamento, e nel giro di tre anni e mezzo, mi offrirono un lavoro manuale all’aeroporto di Fiumicino.

 

Il posto di lavoro comunque non risolse i miei problemi interiori anche se entravano più soldi in quanto facevo i turni di notte, più redditizi, ed il giorno lavoravo a casa riparando automobili.

 

Feci diversi concorsi interni per passare impiegato, ne vinsi tre, ma ogni volta mi dicevano che ero riserva e dovevo aspettare il mio turno.

 

Vedevo tuttavia che i raccomandati mi passavano avanti ed io tornavo a casa sempre contristato.

In quel periodo mia suocera ricevette il battesimo dello Spirito Santo e venne a farci una visita.

 

Quella sera dopo aver dormito un paio d’ore stavo preparandomi per fare il turno di notte, mia moglie mi comunicò che aveva forato la ruota dell’auto e che la macchina era rimasta ad Ostia.

 

Dopo che sostituii la gomma forata, tornai a casa ed una volta arrivato, mi accorsi che il mio portafoglio non si trovava più nella tasca posteriore della tuta che indossavo e che probabilmente lo avevo perduto nello smontaggio della ruota.

 

Ancilla, mia suocera, vedendomi in difficoltà fece una semplice preghiera: Signore fai ritrovare il portafoglio a Marco; al che mia moglie arrivò in cucina dicendomi: mia madre fa la maga Circe per farti ritrovare il portafoglio.

 

Mentre stava finendo di parlare comparve davanti ai nostri occhi sul pavimento bianco della cucina il mio portafoglio nero e sentii in quel preciso momento dentro di me una voce che mi diceva:

vedi stai spendendo la tua vita per riempire quel portafoglio ma basta un attimo per perderlo; cerca prima il mio regno e la mia giustizia e vedrai che il resto ti sarà sopraggiunto.

 

Risposi a Dio consegnandogli la mia vita, la mia casa, la mia famiglia, il mio denaro insomma tutto quello che avevo, mi liberai di tutte le mie preoccupazioni ed ero finalmente felice.

Durante il primo anno della mia conversione mi fu affidata la responsabilità della radio "Voce della Speranza" che trasmetteva, o meglio cercava di trasmettere, su Roma e provincia su 102-700 megahertz. Proprio su questa frequenza si erano inserite alcune radio commerciali.


Chiamammo un tecnico per capire cosa fare per poter trasmettere, venne e ci disse che dovevamo trasmettere un fischio, una sirena od un segnale che disturbando le altre radio inserite sulla nostra frequenza prima o poi si sarebbero spostate.


Questo modo di agire non si confaceva a persone cristiane, e dato che la nostra radio era sostenuta da offerte volontarie rifiutammo questa ipotesi.


Organizzammo delle riunioni di preghiera e di digiuno, dopo tre giorni sentii un verso della Scrittura martellarmi costantemente: "dì ai figlioli d’Israele che si mettano in marcia" compresi che dovevo andare a trasmettere presso gli studi radio anche se nessuno mi poteva ascoltare.


Per fede andai e cominciai a trasmettere, dopo circa due ore ricevetti una telefonata di un ascoltatore che mi ringraziava per la trasmissione; da quel giorno inspiegabilmente la radio si sentiva benissimo anche in zone lontane da Roma.


Per circa un anno insieme ad altri fratelli trasmettemmo alla radio messaggi di speranza, le telefonate non mancarono, chi aveva problemi di alcool, chi la famiglia distrutta, chi sentiva i demoni che giravano per casa, chi aveva problemi con la droga e così via.


Mi resi conto che viviamo in un mondo pieno di gente che soffre e compresi che non era sufficiente accostarsi a queste persone dandogli studi biblici, ma che il loro bisogno più impellente era di vedere che qualcuno li aiutasse nei loro problemi pratici.


Iniziò a chiedermi aiuto un tossicodipendente, cercai di procurargli un posto dove dormire e un lavoro con mio padre, ma dopo qualche giorno questo ragazzo si ammalò.


Davanti a me c’era solo un ragazzo che aveva la febbre molto alta, non appariva un delinquente,

mosso a compassione me lo portai a casa per curarlo, una volta ristabilito rimase con noi.


Dopo questa esperienza iniziale ne seguirono altre in quanto altri giovani con svariati problemi chiedevano aiuto, così ci organizzammo come centro di recupero per poter essere più efficienti.


Sono quasi 40 anni che mi occupo di giovani con problemi, ho insegnato loro ad affrontarli ed a prendere le responsabilità che la vita ci mette davanti ed ho imparato per esperienza indiretta molte cose da loro; molti si sono salvati inserendosi in ambienti cristiani, alcuni hanno responsabilità nelle chiese, altri non hanno portato a termine il programma comunitario e di questi alcuni qualche risultato di vittoria sulla droga o sull’alcool lo hanno visto, altri purtroppo si sono sopravvalutati e sono ricaduti.


Riguardando tutto questo tempo trascorso posso affermare che Dio ha provveduto a tutti i nostri bisogni materiali e spirituali, senza alcun supporto materiale esterno, in quanto né lo Stato né le famiglie degli ospiti hanno contribuito in maniera sostanziale, a Lui sia la Gloria.

L'inizio dell'Opera

C'è stato un momento nella mia vita che ho deciso di cedere i miei diritti al Signore dichiarandogli che ogni cosa di mia proprietà era sua e che poteva disporne a suo piacimento.
Dio non mi ha tolto nulla ma mi ha usato come un Suo amministratore in quanto venivano a chiedermi aiuto persone che avevano problemi di alcool o di droga.

In seguito, una volta fuori dai loro problemi sono stato aiutato dagli stessi ragazzi a formare una struttura capace di aiutare più persone in difficoltà.

Perché deve esistere un centro come Nuova Eden?

Come credente mi sono spesso posto la domanda: " è proprio necessario che certe persone con determinati problemi debbano salvarsi attraverso un cammino in comunità, Dio non è abbastanza potente da liberare e da guarire in un'altra maniera?"
A questa domanda ho ricevuto una risposta nel tempo osservando molti giovani ai quali è stato presentato Gesù e la potenza dell'evangelo.
Ho notato come la fede si sviluppa in una persona sottoposta alla disciplina ed a regole di vita, al contrario di come non riesce a svilupparsi quando la sregolatezza e l'indisciplina

governano la vita di una persona.


L'apostolo Paolo ai Galati scrive che la legge è stato il nostro precettore per condurci alla fede in Cristo quindi ben lungi dal salvarci la legge svolge un compito: portarci alla fede.


Chi si attiene alle regole vive una vita lontano dalle varie paure a differenza di chi non ci si attiene. Per esempio chi tradisce sua moglie diventa estremamente geloso in quanto la paura di essere a sua volta tradito l'ossessiona, così quando le parole che vengono espresse sono per lo più menzogne si ha difficoltà a credere nelle parole degli altri.


Quando un bambino viene sottoposto alla disciplina certo può manifestare momentaneamente segni di insofferenza nei confronti di chi lo sta educando, ma quando crescendo matura diventa

riconoscente nei confronti di chi si è in quel modo occupato della sua vita.


Anche il lavoro fa parte della disciplina della vita, mi ricordo quando ero militare dovevamo installare una tettoia per una cucina da campo in quanto la cucina dove si mangiava normalmente doveva essere ripulita e disinfettata; per costruire questa tettoia c'erano dei tubi in ferro a disposizione ma i ragazzi incaricati di installarla erano alquanto inesperti, difatti dopo aver collegato insieme i primi due tubi nel sollevarli da terra uno di questi cadde proprio vicino alla testa di un militare,

in quel momento ci fu il panico generale.


Io che stavo osservando dissi ad alta voce al maresciallo addetto alla costruzione:

" fermi tutti se volete mi occupo io di risolvere questo problema" !

Mi misero a disposizione un paio di persone per aiutarmi ed io forte dell'esperienza ottenuta lavorando con mio padre mi misi all'opera ed in mezzora costruii questo riparo per la cucina.


Da quando avevo dodici anni mio padre mi portava con sè a lavorare, ogni vacanza scolastica per me significava lavoro, in quel momento mi sentivo defraudato della mia libertà guardando magari i miei amici che giocavano ed andavano a spasso; non pensavo certo che la disciplina che in quel momento subivo mi avrebbe portato nel tempo ad affrontare svariati problemi con la fiducia di riuscire a superarli.

 

Quando sottovalutiamo la disubbidienza e siamo indulgenti col peccato e ci lasciamo prendere dal pietismo non stiamo certo aiutando nessuno a crescere nella vita ed a risolvere i suoi problemi di fondo.

 

Per certe persone a volte c'è bisogno che qualcuno li scuota dall'indifferenza o dalla superficialità,

sono ancora bambini anche se la società li considera adulti.

 

La Scrittura ordina di inculcare al fanciullo la condotta da tenere in modo che

anche da vecchio possa ricordarsene.


Si sente dire spesso dagli anziani: "ai miei tempi questo non succedeva", difatti i giovani d'oggi per lo più non hanno sulle spalle il bagaglio disciplinare che gli veniva imposto da chi si prendeva cura di loro,

di conseguenza agiscono istintivamente senza aver la capacità di frenare ogni impulso sbagliato.

Praying Together